venerdì, 08 maggio 2009

vedere per caso vecchie fotografie. non tue.

e all’improvviso provare un senso di nostalgia struggente quanto inopportuno.

nostalgia per qualcosa che hai perso, ma che in realtà non è mai stato tuo. nostalgia per qualcosa che avresti potuto vivere, assaporare, ma che non faceva ancora parte della tua vita o che non ne fa parte più.

situazioni, emozioni, che distingui chiaramente nella foto e delle quali vorresti ora disperatamente sentire il ricordo sulla tua pelle, come vento fresco in estate. respirare e respirare ancora a fondo il momento, fino a farti venire mal di testa. e invece intorno a te c’è solo questo claustrofobico senso di perdita, di opportunità mancata. e allora ti senti piccolo piccolo, un insignificante puntino. e capisci che davvero le occasioni passano per non passare più e che devi aggrapparti stretto stretto a quel poco che hai, con la paura di perdere pure quello.

e allora sorridi, pensando a quante volte hai letto queste parole scritte da altri e le hai giudicate banali e superficiali. sorridi triste, perché solo ora ti rendi conto che è davvero così che stanno le cose. e pensi alla tua vita, a come la trascini svogliatamente, scansando gli ostacoli, a volte più stanca a volte su di giri, ma accorgendoti sempre che c’è qualcosa che non funziona sotto. uno stridio fastidioso che spesso riesce a rovinarti anche i momenti belli. pensi che non hai le palle di prendere in mano la situazione, cambiare le cose, seppur piccole, perché il solo pensiero dell’enormità di quello che si potrebbe scatenare ti fa paura. pensi che allora sei solo una fallita, una che non ha niente da dire, una che ha sempre preso la strada più facile e magari se n’è pure vantata, in preda alla facile euforia del momento. pensi che in realtà non ti interessa niente di niente, l’università, la laurea, i sogni che i tuoi genitori hanno fatto su di te, le aspettative degli amici, ma vorresti solo infilarti sotto le coperte, accucciarti lì e non uscire più.

e questa cosa la senti così grande che vorresti parlarne con qualcuno, fai un paio di telefonate, ma le parole ti restano in gola, non riesci ad esprimerti. così, in preda a questo impalpabile malessere, decidi di restare seduta su quel gradino, in mezzo alla piazza, ancora un po’.


06 maggio 2009, ore 19:24

 



«Le fotografie sono la nostra memoria nel tempo,
quando i nostri ricordi iniziano a perdersi nel tempo che passa»
S. Stremiz

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categoria:life, thoughts, sadness
venerdì, 27 febbraio 2009
stamattina esco di casa, lasciandoti a dormire nel mio letto. odoravi ancora di sogni, mentre io puzzavo già di impegni e ansie e inutili preoccupazioni quotidiane. in bus non riesco a non pensare alla tua pelle, alla sua consistenza sotto le mie dita. avverto il distacco mattutino come ancora più traumatico a causa del riavvicinamento incredulo di ieri sera. e ho paura... sì, paura di quello che mi sta succedendo, paura che tu non provi lo stesso, paura come sempre di affrettare le cose, paura di stare male, di essere abbandonata dopo un po', soppiantata da un giocattolo nuovo. e vorrei non essermi infilata in questa situazione, vorrei non esserci affogata già così tanto, mantenere una sorta di distacco per evitare le inculate, ecco. perchè mi piaci, sì, e non vorrei essere con nessun altro se non con te, ma non riesco a fidarmi del tutto delle tue parole, dei tuoi occhi. non ci conosciamo abbastanza, probabilmente una sana diffidenza sarebbe d'obbligo, no?! ma come faccio? come posso mantenere le distanze quando tremo per un tuo solo bacio, per una tua mano sul mio fianco, per i nostri respiri vicini sul cuscino? cazzo... e menomale che ero io quella che diceva di odiare le "melensità"... credo che questi dieci giorni di lontananza in realtà ci abbiano avvicinato ancora di più... è assurdo. quasi non mi sembra vero che tu sia qua, ieri sera non riuscivo a dormire... mi sentivo in colpa per averti fatto star male, sì, ma soprattutto non volevo chiudere gli occhi, staccarteli da dosso per paura che sparissi. che ridicola, vero?! e sono gelosa. di chiunque. vorrei stessi solo con me, parlassi solo con me... so che non è possibile, e nemmeno logico o giusto. è un qualcosa di irrazionale che ogni tanto mi prende la testa... non riesco a spiegarmi il perchè, il come abbiamo fatto in questi pochi pochissimi giorni a creare un rapporto di questo tipo. sono spaventata, ecco, terrorizzata... da tutto quello che può succedere, da tutto quello che puoi dirmi, da tutto quello che potresti non capire, da me stessa e dalla mia testolina che viaggia sempre troppo veloce. vorrei fosse tutto facile ed istintivo, com'era all'inizio... ma allora perchè non riesco a smettere di arrovellarmi il cervello? perchè non riesco a vivermi tutto semplicemente, con un sorriso e la mente sgombra?
e mi vergogno di tutto questo, di tutti questi miei strani pensieri. non riesco a confidarteli, non lo farò. starò in silenzio, accanto a te, ogni momento che potrò.
ho una fottuta paura di perderti.



«Now let me hold your hand
I want to hold your hand»
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categoria:life, thoughts
domenica, 15 febbraio 2009
di solito amo gli aeroporti. significano viaggi, partenze, speranze, emozioni... un qualcosa che inizia. ma non stamattina. stamattina, con alle spalle una serata praticamente perfetta coronata da meno di due ore di sonno, gli occhi ancora un po' chiusi, il trucco leggermente sbavato agli angoli, stretta dentro la solita felpa, i pugni freddi infilati dentro le tasche dei jeans, incombeva su di me un senso di meravigliato distacco. un affilato bisturi mi stava lentamente incidendo la carne, piano piano, senza quasi farmi male, senza farmene accorgere. e così i minuti passano, veloci, e io non sento nulla, non provo nulla. mi sembra irreale il solo pensiero: sei qui, cosa può mai succedere? cosa può mai cambiare? il bisturi continua a tagliare, lento, inesorabile. finchè non sei più accanto a me, non sento più il tuo odore, sei lontano, e agiti la mano, e allora mi volto, le porte automatiche di vetro si aprono, faccio due passi e il vento sottile delle 8:40 di questa domenica mattina di febbraio mi entra sotto la felpa, nella schiena. non rabbrividisco nemmeno, faccio altri quattro passi e mi fermo di fronte alla cassa del parcheggio, un armadio di metallo giallo e grigio che sul display ha scritto 'buongiorno', e allora crollo. avverto all'improvviso, fortissimo, il taglio, la ferita, l'odore denso del sangue. torno indietro, passo la prima porta a vetri, la seconda, avanzo incerta nell'atrio, ti cerco con gli occhi al check-in, mi pare di scorgerti, ma non sono sicura, non riesco ad aprire la bocca, ad azzardare un cenno, non lo so. guardo fisso l'apparecchio del metal detector, finchè i contorni non si fanno vibranti e poi sfumati, e allora abbasso la testa e scappo fuori. cerco nella tasca gli spiccioli che mi hai dato tu, li infilo in fretta nella fessura, quasi me li faccio cadere di mano, corro alla macchina, attacco l'iPod al cavo, retromarcia, prima, dò gas, ed esco accorgendomi solo adesso che non ho quasi respirato per tutto il tempo.
come ho passato questo primo giorno senza di te? ho dormito, ho solo dormito. dalle 9:00, quando sono arrivata a casa, alle 11.45, e a casa dei miei, nel mio vecchio letto, dalle 14:30 alle 18:30. e ho guidato, mi rilassa, e ho ascoltato la musica. e ho pensato. a baciarti, a fumare insieme, a ridere, baciarti ancora, fare l'amore, darti quei baci lenti di quando si è soddisfatti, fare l'amore ancora, ridere di noi, mangiare, uscire di corsa, bere uno spritz, baciarti, baciarti ovunque, in mezzo alla strada, mano nella mano come non credevo che ti piacesse, in macchina mentre cantiamo urlando come cretini, baciarti mentre balliamo con due ghigni ubriachi stampati in faccia.
non immaginavo potesse andare così... sono solo due settimane... e invece all'aeroporto si è staccato un piccolo pezzo di me, un pezzo che non sapevo nemmeno di avere, un pezzo che mi è cresciuto addosso da solo in questi pochi giorni, silenzioso, nutrendosi del nostro stare insieme, delle nostre sciocche discussioni, delle nostre passeggiate, delle frasi che mi sussurravi a letto, della mia costante insicurezza, dei tuoi racconti di quand'eri bambino, delle tue braccia strette con forza intorno a me, di tutto l'alcol ingurgitato e di tutti i mozziconi di sigaretta che schiacciavo col piede.
sono passate solo 12 ore, e mi manchi già...



«Mi chiama, con la voce dei vecchi tempi: "Vieni qui". Mi bacia a lungo sulla bocca, poi si lecca le labbra, dice che sono il sapore della sua vita.»
Margaret Mazzantini
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categoria:life, thoughts, sadness
martedì, 10 febbraio 2009
quando i jeans e la camicia ti stanno addosso proprio come volevi
quando l'esame è andato bene anche se non ci speravi più
quando ti sei decisa a fare qualcosa di diverso e non te ne sei pentita
quando ti sei emozionata per l'incantevole muoversi delle dita sul pianoforte
quando addirittura saltelli sotto i portici del centro, incurante della pioggia
quando un aperitivo in un piccolo bar sembra racchiudere tutto il mondo
quando sai che c'è qualcuno che ti aspetta, che vuole te

quando, per un attimo, l'imprevedibile ruota cosmica sembra allinearsi alla perfezione, nel verso giusto, solo per te

forse questa è la felicità...

e, lo so, ho scritto di fretta, ma volevo solo ricordarmi di questo momento
in cui tutto mi sembra così troppo perfetto
forse se lo metto su carta è più vero



«C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò»
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categoria:life, thoughts, happiness
domenica, 01 febbraio 2009
non lo so... non so cosa scrivere...
confusione, confusione in testa... e non c'è niente, non c'è assolutamente niente. niente da dire, niente da fare. perchè alla fine non è successo niente, niente di rilevante, niente che possa darmi la certezza di... di qualcosa. e forse sono debole, sì... e vorrei appoggiarmi a te, ma non so se faccio bene, non so se posso, non so se lo vuoi. non riesco a scindere il sesso da... da il resto, cazzo! non posso farmi prendere così per qualcosa che non esiste, che non è chiaro neanche nella mia testa, che è praticamente privo di alcun significato. e mi dico "vivitela, prendila come viene", sarebbe la cosa migliore da fare, ma... non ci riesco. sono fatta così, mi odio quasi per quanto sono stupidamente senza difese in questo campo. come se la mia vita fosse in balia di questa sorta di... di correnti sentimentali, sballottata, mi lascio trasportare in qua e in là come una cazzo di marionetta coi fili strappati, senza alcun potere decisionale, senza alcuna facoltà di dare una direzione alle cose. ma soprattutto non volevo che andasse così, non volevo che succedesse questo... credo di non avere le forze di impegnarmi, di ricominciare un'altra volta, l'ennesima volta, da capo. volevo essere libera, senza vincoli, almeno per un po'. lasciarmi andare, uscire, bere, conoscere gente, fare la scema, stare con le amiche, fottermene, pensare solo a me stessa... rintanarsi nell'egoismo e nella cura esclusiva dei propri interessi di solito è la cosa migliore da fare in questa situazione. anche se le conseguenze, almeno per me, non sono mai senza problemi. e invece ci sei tu. cazzo cazzo cazzo. e mi sono ripromessa di non crearmi alcuna aspettativa: se non mi aspetto nulla, non soffrirò quando le cose non andranno come avevo immaginato. sì, facile a dirsi... vaffanculo.
mi sento tremendamente in bilico...
e ho paura di cadere dalla parte sbagliata.



«...ti ho visto stare dietro a troppo rimmel, dietro a un'altra acconciatura, eri dietro a una paura che non lasci mai...»
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categoria:life, thoughts
venerdì, 30 gennaio 2009
quando ti si rivolta tutto contro
quando non riesci a capire cos'hai sbagliato...
anche questa volta
quando non ne puoi più di litigare,
ma vorresti lo stesso urlare in faccia sciocche cattiverie
perchè sei stanca di essere sempre giudicata
sei stanca di essere sempre rimproverata
per ogni atteggiamento, ogni innocuo gesto
anche quando per una volta pensi davvero
di essere riuscita finalmente a non far nulla di male

e scruti tra le righe per riconoscere
una parola
una risata
un'accenno
sperando che sia già tornato tutto come prima
vano pensare che le cose si mettano a posto da sole

aspetto
in silenzio
un abbraccio che non c'è



«When you want more than you have, you think you need / When you think more than you want, your thoughts begin to bleed / I think I need to find a bigger place / When you have more than you think, you need more space»
"Society", Eddie Vedder ("Into the Wild" soundtrack)
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categoria:life, friends, night, thoughts, sadness
lunedì, 26 gennaio 2009
sveglia alle 06:35 di mattina. un orario impensabile per me che di solito apro gli occhi a mezzogiorno e dopo pranzo sarei già di nuovo pronta per il letto.
e invece proprio la mattina, con la sua luce grigia e il suo freddo pungente, mi ha aperto piccole finestre sul mondo di altri, gesti buoni, piccole cose condivise. sbircio avida, ho un bisogno forte, quasi fisico di vedere gente dopo due giornate chiusa in casa a ripetere per l'esame. e inaspettato, mi spunta un sorriso, come da un po' non vedevo più. in stazione, due autisti dell'autobus che chiaccherano assonnati e alla fine una offre all'altro un cioccolatino al caffè, un aiuto per far partire la giornata. un signore che parcheggia con cura la macchina, in modo da lasciare il posto per un'altra auto. due ragazzine coi capelli colorati che ascoltano la musica insieme, una cuffia per orecchio, e si scambiano appunti e suggerimenti per un compito in classe.
io guardo il colore del cielo, le finestre dei palazzi, le strade di Bologna che amo e conosco così bene... passa un autobus e mi vedo riflessa nel finestrino, sciarpa grigia di lana, capelli sciolti, leggermente imbronciata, persa... mi piaccio, va bene così... sorrido. sto bene, quasi euforica: ascolto i Pearl Jam e la canzone portoghese che ormai mi accompagna da cinque giorni. canticchio e vorrei ballare, buttare la testa all'indietro, chiudere gli occhi e muovermi, scrollarmi di dosso la tensione, la rabbia, la tristezza, gli errori di queste due settimane tremende. cammino sul marciapiede, stivali di pelle sull'asfalto sporco, passi quasi ritmati, a tempo con l'iPod... sento questa specie di senso di accettazione, sì, le cose succedono, sono successe, non belle ecco, ma posso cambiarle, ci posso provare. sottile sottile, piano piano, una nuova speranza si sta insinuando dentro me, dentro quella testa che avrei davvero voluto sbattere forte contro il muro per come non era riuscita a tenere sotto controllo le cose... e sono sicura che durerà poco, perchè è sempre così, perchè mi conosco... e allora vedrò di tenerla stretta a me ora, finchè dura, finchè...
entro in casa ballando da sola e scaldo le polpette di papà.



«Just live your life. Ain’t got no time for no haters.
Just live your life. No telling where it’ll take you.»
postato da: elfolen alle ore 14:58 | Permalink | commenti
categoria:life, thoughts, happiness, freedom